Avevo deciso di non avere a che fare con le donne per un po’. Troppi casini e problemi che mi avevano sommerso l’anima. Ho la brutta abitudine di affezionarmi e di lasciare i miei sentimenti correre. E’ proprio un brutto vizio perché normalmente ne soffro. Ma soffro anche dell’assenza di una compagna e del sesso. Purtroppo sono un uomo che vive per il sesso. Mi masturbo quasi ossessivamente e adoro le donne. Per le donne faccio sempre le più grandi stronzate. Dicevo, ero rimasto scottato da una storia finita male e avevo deciso di lasciar stare il gentil sesso per un po’. Mi dedicavo scientemente all’autodistruzione. Bevevo, fumavo, mi drogavo e peggio dormivo di giorno e vivevo di notte. Frequentavo il baretto di fronte casa. Bevevo col proletariato urbano. Si parlava di donne e si buttavano giù litri di birra. Ogni sera tornavo a casa totalmente ubriaco e la mattina avevo la morte in bocca. Ma le donne, no, quelle no, erano la droga che non volevo toccare per un po’. Una sera andai in un open bar in centro. Era una di quelle feste organizzate per i ragazzi erasmus e si poteva bere ad un prezzo decente. Ero arrivato ad inizio festa per bere in santa pace e mi ero seduto al bancone ancora vuoto. Dopo dieci minuti ero già brillo e pensieri dalle forme femminili mi venivano a scaldare. Una ragazza dai tratti sudamericani si avvicinò al bancone per ordinare. Aveva le scarpe aperte che mostravano dei piedi bellissimi e curati. Il cazzo mi si irrigidì. Pensieri terribili mi presero l’anima.
- Bimba, sai che hai delle mani bellissime- le feci per non essere diretto.
Lei si girò verso di me, sorridendo, e senza fare una piega mi disse:
- Scusa e i miei piedi non li hai visti?-
Il cazzo mi esplose nei pantaloni. Ci facemmo tre giri di cicchetti e la baciai. Scesi lungo il collo verso il suo seno prorompente. Lei mi spingeva la testa giù quasi mi soffocava, io leccavo e la insalivavo tanto da bagnarle la maglietta. Avevo i suoi piedi in mente e il mio cazzo pulsava. Erano troppo belli. Erano piccoli, le unghie limate alla perfezione e con uno smalto color carne che accentuava l’armoniosità delle proporzioni. Le presi la mano e la portai in bagno. Lei mi strinse il cazzo. – E’ grossissimo. Fammelo mangiare-
- E’ tutto tuo bimba. Ha il tuo nome sopra. E’ impresso a fuoco sulla carne.-
Lei si sedette sulla tazza del cesso me lo tirò fuori e lo fece sparire nella sua bocca vorace. Era passata un’ epoca dall’ultimo pompino. Sicuramente secoli dall’ultimo pompino con gioia. La mia amante precedente intendeva, come quasi tutte le italiane, il pompino come concessione. Le americane di solito, invece, con la pompa fanno show off. Mostrano le proprie skills all’uomo e così faccio io quando lecco la fica. Tutti sono capaci a far godere il partner col cazzo o con la fica, ma la bocca è una cosa diversa. La bocca è questione di stile e d’abilità. Il sesso orale è una questione di abilità e sensibilità. Bisogna capire i gusti dell’altro, colpire con la lingua i punti giusti, avere la giusta andatura. Lei era una grande e lo faceva con gioia. Le venni in bocca e lei mandò giù tutto. Si leccò le labbra e sorrise.
- E’ buonissimo. Stasera mi voglio ubriacare del tuo succo. Portami a casa.-
- Va bene. Ma a patto che mi farai leccare quei piedi e mi calpesti e mi prendi a calci-
Lei sorrise di nuovo.
- Non te lo avrei mica ciucciato se non avessi saputo che mi avresti chiesto dei piedi. Ho visto come me li guardavi. Sei stato l’unico nel locale. Solo pochi hanno la sensibilità di capire l’arte. Te sei sensibile e fortunato-
Andammo a casa e cosa successe rimane tra me e lei. E’ troppo per essere scritto. Solo i vicini possono immaginare. Quella notte per molti di loro fu insonne.